Rosario Perricone
I fili dell’opera
Signori curiosi, / voi che saper bramate / i secreti più occulti / deh l’arte e di natura, de cortesi gradite / quest’opera che io consacro / al genio vostro e ad ammirar venite / chiusi in angusta parte
i portenti dell’arte; / che stupiti vedrete / sfarzo di umano ingegno / con muti gesti ad animar un legno; / e confusi direte / che in piccola figura / sa l’arte far, ciò che non fa natura.
Questi versi di Filippo Acciaioli, scritti nel 1680, mostrano icasticamente ciò che gli spettacoli di marionette furono verosimilmente: allestimenti concepiti come una miniaturizzazione del teatro per musica. Non a caso la storia del melodramma e quella delle marionette si muovono su un binario parallelo; entrambi furono un intrattenimento diffuso presso le case nobiliari del Settecento, quando le compagnie professionali iniziano un progressivo sviluppo per raggiungere l’apice della fama e della notorietà nell’Ottocento. Le marionette venivano animate dall’alto per mezzo di una sottile asta metallica collegata alla testa attraverso uno snodo e per mezzo di più fili, che consentivano i movimenti delle braccia e delle gambe. In Sicilia, nella prima metà dell’Ottocento, le marionette si trasformarono in pupi; l’asta di metallo per il movimento della testa fu collegata dall’interno e il sottile filo per l’animazione del braccio destro fu sostituito con una robusta asta di metallo, caratteristica del pupo siciliano.
L’Opera dei pupi quindi è un particolare tipo di teatro di marionette e da esso derivano le tecniche di manovra, i repertori (che non furono solo di tipo cavalleresco) e forse finanche il nome. Émile Benveniste ci ha insegnato che la lingua sta alla base delle culture del mondo, ed è indagando con metodo e perizia all’interno di essa che si riesce a comprendere il senso profondo delle cose. L’arbitrarietà dei segni nel rapporto fra le parole e le cose, soprattutto quando le parole sono circondate da una notevole “penombra connotativa”, (come l’ha definita Levinson) permette di assegnare un certo gradiente di imprecisione o di vaghezza alle parole, come testimoniano le ambiguità referenziali, gli usi polisemici e le incomprensioni vere e proprie. È la presenza di queste zone di ambiguità a permettere al linguaggio di fungere anche da “insegna di riconoscimento” della nostra identità di parlanti. Molto spesso le parole permangono alla scomparsa degli oggetti e delle pratiche culturali che denotano, e nel nostro caso specifico, dallo stretto rapporto tra marionette e opera lirica deriva, a nostro avviso, il nome Opra î pupi (a Palermo) e Opira î pupi (a Catania). Il passaggio dal termine italiano Opera, attraverso la scomparsa della vocale tra due le consonanti o la sostituzione della vocale, ad Opra o Opira è veramente molto facile ed immediato. Il persistere delle parole agli oggetti segnala in maniera pregnante la forza ieratica che queste hanno assunto all’interno della società che le ha prodotte e utilizzate.
Questa ipotesi interpretativa dell’origine del nome è rafforzata anche dalla considerazione che sia lo spettacolo di marionette che quello di opera lirica sono fatti culturali che hanno avuto una circolazione sociale di ascesa e discesa e di conseguenza di folklorizzazione. Questo è soprattutto vero se si pensa alla diffusione che alcune arie d’opera hanno avuto a livello popolare creando un nuovo genere poetico-musicale: le romanze. Il termine romanza sta ad indicare, nei dizionari musicali, una composizione per canto e accompagnamento musicale di struttura indeterminata e di carattere amoroso e sentimentale. Proprio di poesia polistrofica dal metro vario, dalla rima non rigidamente definita e con testo in italiano riplasmato parliamo quando ci riferiamo alle romanze cantate dai contadini e dalle contadine, fino alla fine degli anni Ottanta del Novecento, durante il lavoro nei campi. I testi sono esclusivamente di carattere amoroso (Nni spasimu nni spasimu / Bella p’amar’a ttia / Lu sonnu mi fa perdiri / O sciatu di l’arma mia) e richiamano le vicende dell’amore e del tradimento che dominano molte opere liriche. Il radicamento di questo repertorio nelle classi popolari è testimoniato anche dalle commedie del drammaturgo catanese Nino Martoglio che, ad esempio, nella commedia San Giovanni decollato fa intonare in diverse occasioni al personaggio principale, Mastru Austinu, famose arie del melodramma assai orecchiate e diffuse in ambito popolare (La donna è mobeli / di piumi al veento / Muta d\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\'argento / E di pensier... / È sempri misero / cui si nni fida / Cu\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\' ci cunfida / Il cardo cor!...).
Questo fenomeno di osmosi ha investito anche gli spettacoli del teatro dell’opera dei pupi siciliana in tutti gli aspetti della prassi teatrale (dal nome alla modalità costruttiva, dal repertorio alla messa in scena) creando così uno teatro popolare apotropaico, multisensoriale e sinestetico, dove gli afflati più profondi della società venivano mitizzati sulla scena per superare le asperità della vita.Con questo viaggio a rebour nella storia del teatro con le marionette concludiamo un percorso culturale iniziato nel 2001 con la proclamazione, da parte dell’Unesco, dello spettacolo dell’Opera dei pupi siciliani come Capolavoro orale e immateriale dell’umanità. Dopo dieci anni di grandi sforzi ed eccellenti risultati ci sembrava giusto proporre un festival dedicato alle marionette e all’opera lirica che rimandano alle origini dell’opera dei pupi stessa.
I Fili dell’Opera è questo il titolo del XXXVI Festival di Morgana, durante il quale quattro fra le più importanti compagnie di marionette europee (la Compagnia Carlo Colla e Figli di Milano, il National Marionette Theatre di Praga, il Marionettentheater di Salisburgo e la Marionettistica Fratelli Napoli di Catania) si alterneranno tra la sala teatro del Museo Antonio Pasqualino ed il Teatro Dante di Palermo proponendo riduzioni per marionette di opere liriche come Il Trovatore di Giuseppe Verdi, Il Flauto Magico e il Don Giovanni di Mozart e la Cavalleria Rusticana di Mascagni. Gli spettacoli saranno introdotti da illustri musicologi di fama internazionale (Paolo Emilio Carapezza, Gioacchino Lanza Tomasi e Piero Violante) e da giovani studiosi di musicologia (Giuseppe Collisani, Angela Fodale, Ilaria Grippaudo, Monika Prusak e Giuliano Scalisi).
Il Festival si inaugura il 4 novembre alle ore 19 con la mostra L’Opera di Emanuele Luzzati. Bozzetti, modellini e figurini, realizzata in collaborazione con il Museo Luzzati di Genova. La mostra propone bozzetti, modellini e figurini originali della collezione Luzzati, selezionati dalle oltre 150 scenografie che il maestro genovese ha firmato per l’opera lirica nel corso della sua carriera artistica.
Sabato 5 novembre alle ore 21 e domenica 6 novembre alle ore 17.45 presso il Teatro Dante di piazza Lolli a Palermo, la Compagnia Carlo Colla e Figli di Milano, porta in scena la riduzione per marionette dell’opera lirica Il Trovatore di Giuseppe Verdi. La Compagnia Marionettistica Carlo Colla e Figli vanta quasi trecento anni di attività nel campo del teatro di figura ed i suoi spettacoli, proposti sia a livello nazionale che internazionale, si rifanno ad un repertorio che spazia dall’opera lirica (Aida, Nabucco, Il Trovatore), al balletto (Excelsior, Petruschka, Sheherazade), al romanzo storico e popolare (Il giro del mondo in ottanta giorni, Guerrin Meschino, I Promessi Sposi) fino alla fiaba (Il gatto con gli stivali, Cenerentola, La lampada di Aladino, Alì Baba), alla zarzuela e all\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\'azione coreografica.
Mercoledì 9 e Giovedì 10 alle ore 21, presso il Museo internazionale delle marionette Antonio Pasqualino, lo spettacolo proposto dal parigino ensemble Fuoco E Cenere con il burattinaio Bruno Leone dal titolo Pulcinella o la libertà ritrovata. L’ensemble Fuoco E Cenere riunisce cantori-poeti e musicisti virtuosi che attraverso il suono di strumenti antichi ripropongono un repertorio che va dal Medioevo fino ai nostri giorni, con particolare attenzione al XVI, XVII e XVIII secolo. Questo concerto si inserisce nel quadro di una collaborazione oramai consolidata tra l\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\'Associazione per la musica antica Antonio Il Verso e il Museo Antonio Pasqualino, nell’intento di individuare il grande repertorio musicale che si può legare direttamente o indirettamente a quello della tradizione folklorica. Il burattinaio Bruno Leone, nel 1978 apprende l’arte della guarattella (burattino napoletano) da Nunzio Zampella, ultimo depositario di quest’arte napoletana. Adottando lo stile e il canovaccio dei suoi predecessori, con la sua attività Bruno Leone propone spettacoli che sono incontri, lezioni e racconti fantastici.
Sabato 12 novembre alle ore 21 e domenica 13 novembre alle ore 17.45, sempre al Museo Antonio Pasqualino, si esibirà il National Marionette Theatre di Praga che porta scena il Don Giovanni di Mozart. Lo spettacolo del Teatro Nazionale delle Marionette di Praga si inserisce a pieno titolo nella lunga e importante tradizione del teatro delle marionette, diffusosi in Boemia sin dalla metà del Settecento, in cui le compagnie praghesi erano già protagoniste di lunghe tournée in tutta Europa. Il Don Giovanni è uno spettacolo che va oltre la tradizione del connubio tra opera lirica e teatro delle marionette. Infatti, la brillante e puntuale regia di Karel Brozec gioca con le bellissime marionette di Anna Ciganova e con le voci delle star della lirica ceca, rendendo il tutto esilarante e irresistibilmente coinvolgente.
Mercoledì 16 novembre e giovedì 17 alle ore 21 al Museo Pasqualino, prima nazionale di Cavalleria Rusticana, riduzione per l’opera dei pupi della Marionettistica Fratelli di Napoli di Catania, prodotta dal Museo internazionale delle marionette Antonio Pasqualino. La famiglia Napoli rappresenta oggi l’antica e famosa tradizione dell’Opera dei Pupi catanese. Don Gaetano Napoli fondò la compagnia nel 1921, affidandola successivamente ai tre figli Pippo, Rosario e Natale. I nipoti insieme all’infaticabile madre Italia Chiesa, continuano a mantenere viva la tradizione.
Ultimo appuntamento per questa edizione del Festival di Morgana al Teatro Dante, di piazza Lolli a Palermo, sabato 19 novembre alle ore 21 e domenica 20 novembre alle ore 17.45 con Il Flauto Magico di Mozart proposto dal Marionettentheater di Salisburgo. Il Marionettentheater di Salisburgo è composto da 12 marionettisti, dotati di grande musicalità, manualità e abilità nel manovrare le marionette. Le tecniche di recitazione della compagnia rappresentano un modello per il teatro di figura di tutto il mondo.
La rassegna è realizzata grazie al contributo del Ministero dei Beni e delle attività culturali – Dipartimento dello spettacolo dal vivo; dell\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\'Assessorato del Turismo, dello Sport e dello Spettacolo e dell’Assessorato dei beni culturali e dell’identità siciliana della Regione Siciliana e con la partecipazione del CIDIM di Roma e della Fondazione Ignazio Buttitta di Palermo.
