51° Festival di Morgana
Sabato 21 novembre_ore 18.00
Domenica 22 novembre_ore 10.00 – con traduzione in LIS
Ruggero libera Aladina
Compagnia Mago Malagigi
San Mattia ai Crociferi
Prima scena: Fuori dal teatrino dei pupi
Tutto comincia con un pezzo di legno. Il puparo Mastru Argentu lo porta fra le braccia, mentre il Grillo batte sulle percussioni e reclama attenzione: lo spettacolo sta per cominciare!
Quel legno custodisce una storia che passa di padre in figlio. Lasciato in un campo, marcisce. Raccolto, abbracciato, portato con sé, comincia a rivelare la propria anima. È il segreto dei pupari: dare vita al legno e affidargli passioni, battaglie, amori.
Il sipario si apre. Orlando e Rinaldo si contendono Angelica a colpi di spada. Tutto sembra procedere secondo l’antica tradizione. Ma qualcuno sta arrivando a mettere il teatro sottosopra.
Seconda scena: Pinocchio spacca l’Opera
Arriva Pinocchio, trafelato, rumoroso, in ritardo. Voleva vedere i paladini di Francia: sogna di diventare uno di loro. Ma per arrivare si è perso per mezza Palermo e adesso interrompe lo spettacolo, distrae i bambini, manda all’aria il duello.
Mastru Argentu sbuca dalle quinte, furibondo. Fra le battute impertinenti di Angelica, si mette una lunga barba e diventa Mangiafuoco. Pinocchio si nasconde fra gli spettatori, ma quando il gigante minaccia i bambini trova il coraggio di uscire allo scoperto.
C’è un problema: non ha il biglietto. In questo teatro chi non paga deve lavorare, combattere oppure raccontare una storia. E Pinocchio, sotto la minaccia del fuoco, inizia a raccontare la propria vita.
Mangiafuoco si commuove e dona a Pinocchio cinque zecchini. «Sono talenti», gli dice: bisogna averne cura. Gli altri pupi brontolano, gelosi. L’ultimo arrivato si è già preso tutta la scena.
Terza scena: Il Campo dei Miracoli
Con cinque zecchini in mano, Pinocchio ha già mille progetti: un vestito per suo padre, un organetto nuovo per Mastru Argentu, una collana per la fata Turchina. Vuole persino ripulire Palermo dalla spazzatura. Ma, come nella fiaba di Collodi, il Gatto e la Volpe fiutano l’oro e gli girano attorno… Pinocchio esita, vorrebbe fidarsi e alla fine segue i loro consigli: seppellisce gli zecchini. Ma si addormenta.
Quarta scena: Il processo
Pinocchio si sveglia e scava con le mani: nessun albero, nessuna moneta. Chiama aiuto, grida al ladro. Arrivano due carabinieri e cominciano le domande. Lui potrebbe dire il proprio nome ma la vergogna ha la meglio e finge di essere un altro, tanti altri. A ogni invenzione il naso cresce.
Quinta scena: La cella
Nel buio della prigione cadono gocce d’acqua. Pinocchio è solo. Poi una voce lo chiama: è il Grillo, la sua coscienza. Pinocchio invoca la fata Turchina ma a giungere è piuttosto la fata Tunnina. Rimasto con il Grillo, è ancora in preda alla vergogna. Circondato da prodi paladini, si sente piccolo, una testa e un cuore di legno.
Sesta scena: Il cuore
Il Grillo si avvicina e posa l’orecchio sul petto di Pinocchio. Ascolta. Sorride. Nel silenzio nasce un battito piccolissimo.

Legge 20 febbraio 2006, n. 77. “Misure speciali di tutela e fruizione dei siti e degli elementi di interesse culturale, paesaggistico e ambientale, inseriti nella lista del patrimonio mondiale, posti sotto la tutela dell’Unesco”. “Pupos for All”.