Ce steva na vota. Cunti e canti dal mondo di Basile

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51° Festival di Morgana 

Venerdì 20 novembre_ore 21.15

con Peppe Barra 

al pianoforte Luca Urciuolo

a cura di Francesco Esposito

Una fiaba di Basile non è lontana dal cunto siciliano.
Entrambi appartengono a una tradizione orale che vive nella voce di chi racconta e nella capacità di evocare mondi, personaggi e avventure. Anche il teatro di figura popolare, dai pupi siciliani alle guarattelle napoletane, nasce da questo stesso principio: un’arte antica fatta di regole, stili e codici precisi, dove la voce dell’artista anima figure capaci di esistere tra realtà e immaginazione.

Come il puparo, nascosto dietro il teatro, presta la propria voce a tutti i personaggi, mutando continuamente timbro, accento e registro, così Peppe Barra attraversa le sue storie trasformandosi di volta in volta in vecchia o regina, fata o orco, principe o bambina. La sua voce diventa un teatro di figure invisibili.

Lo spettacolo nasce da questo dialogo ideale tra il mondo di Basile e quello del Festival di Morgana. Attraverso racconti, letture, canzoni e musica dal vivo, Peppe Barra costruisce un viaggio nel grande patrimonio della fiaba popolare, restituendone il carattere insieme comico e tragico, sacro e profano, meraviglioso e profondamente umano.

Pur senza la presenza materiale dei personaggi sulla scena, ogni racconto prende corpo nell’immaginazione del pubblico. Accompagnato al pianoforte dal maestro Luca Urciuolo, Peppe Barra dà vita a un teatro della voce, nel quale le figure sembrano apparire una dopo l’altra, come evocate dalla parola e dalla musica. È il gesto antico del cantastorie che continua a rinnovarsi: un corpo narrante capace di trasformare la scena in uno spazio abitato da re e mendicanti, fate, orchi, santi e diavoli, restituendo al pubblico l’incanto originario della fiaba.

Peppe Barra
È da sempre uno dei più grandi affabulatori del teatro italiano. Nella sua infanzia, vissuta tra Napoli e l’isola di Procida, in un tempo in cui raccontare le fiabe era ancora un rito familiare, assorbe il gusto del racconto dalla nonna Michela e dalla madre Concetta. È lì che nasce il suo rapporto con l’oralità, con quel patrimonio di storie tramandate di voce in voce che diventerà il cuore della sua arte.

Dopo gli anni della Nuova Compagnia di Canto Popolare, nel 1976 è tra i protagonisti de La gatta Cenerentola, lo spettacolo di Roberto De Simone che ancora oggi rappresenta uno dei momenti più alti del teatro musicale europeo del Novecento. Proprio da quell’esperienza prende nuova vita il mondo immaginifico di Giambattista Basile, autore de Lo cunto de li cunti, il primo grande libro di fiabe della tradizione occidentale, nato dalla sapienza popolare del Seicento nel Regno di Napoli, ben prima di Perrault, dei fratelli Grimm e di Andersen.

Negli anni Peppe Barra è diventato uno dei più profondi interpreti di quell’universo fantastico. Attraverso il canto, la parola e una straordinaria capacità di trasformazione, ha saputo restituirne l’anima popolare senza mai tradirne l’origine, filtrandola attraverso la propria sensibilità di artista e conservando intatto lo sguardo curioso e visionario del bambino.

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