
51° Festival di Morgana
Domenica 22 novembre_ore 12.00
Il combattimento di Tancredi e Clorinda
Introduzione a cura di Fabrizio Pompei e Antonino Viola
Accademia di belle arti di Firenze
San Mattia ai Crociferi
Il combattimento di Tancredi e Clorinda
di Claudio Monteverdi (1624)
Accademia di Belle Arti di Firenze
scuola di scenografia / corsi di scenografia per il teatro e progettazione plastica per la scenografia teatrale
docenti referenti del progetto
Andrea Comotti, Francesco Givone, Fabrizio Pompei, Davide Tito, Antonino Viola
coordinamento della scuola di scenografia
Cristina Borgioli
Ideazione, realizzazione e animazione
Studenti dei corsi di Teatro di figura e Regia, Accademia di Belle Arti di Firenze:
Sabrina Di Piazza
Antonella Pia Francesca Di Pietra
Vanessa Piccinini
Daniele Rizzo
Santo Rizzo
Que Zou
Clavicembalo
Sara Dieci
Voce
Rita Alloggia
A quattrocento anni dalla prima esecuzione veneziana de Il combattimento di Tancredi e Clorinda, l’opera di Claudio Monteverdi torna a vivere in una forma rinnovata, attraversando il tempo e i linguaggi della scena contemporanea.
Il celebre episodio tratto dal canto XII de La Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso – il duello notturno e fatale tra Tancredi e Clorinda – è riletto come spazio di tensione tra il corpo delle marionette, che incarnano i due protagonisti e sono animate ciascuna da tre allievi; la dimensione musicale e vocale dal vivo, in più, restituisce tutta la forza drammaturgica della partitura monteverdiana.
I personaggi non sono affidati ad attori in carne e ossa, ma prendono forma attraverso i corpi delle marionette che si animano attraverso il movimento degli attori, guidati dalla musica di Monteverdi: capace di evocare le atmosfere del duello, lo stridere e il cozzare di armi ed armature. Da questo dialogo tra gesto e suono nasce una messinscena in diretta corrispondenza con le esperienze teatrali della sperimentazione musicale nel contemporaneo.
Il Combattimento, concepito da Monteverdi come madrigale rappresentativo, è uno dei primi tentativi riusciti di teatro musicale. La sua scrittura, fortemente onomatopeica, trasforma la musica in azione scenica, traducendo lo stridere delle spade, l’urto delle armature, la sospensione drammatica del tempo che precede la rivelazione finale.
È proprio questa qualità performativa della partitura a rendere l’opera sorprendentemente vicina alle pratiche del teatro contemporaneo, offrendo un terreno fertile per una nuova sperimentazione scenica.
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